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Celebre altresì per gli affreschi delle sue chiese, che
ne fanno un punto di riferimento essenziale per la conoscenza
della pittura umbra. Inoltre i suoi santuari rappresentano, nel
turismo religioso, una tappa importante, ancora quasi tutta da
scoprire, della spiritualità umbra. Montefalco fu centro
abitato fin dalla più remota antichità. Probabile “pago”
rurale, conserva memoria in una rara epigrafe del “marone”
(magistrato tipico degli antichi umbri). Durante il periodo
romano il colle si popolò di ville patrizie, di cui permane il
ricordo nei toponimi: Assegnano, Camiano, Col Verano, Rignano,
Satriano, Vecciano,ecc. Numerosi resti epigrafi e scultorei
(museo comunale, chiostro di S. Fortunato, ecc.) testimoniano,
nonostante le molte dispersioni, il periodo più antico e meno
noto. Nel medioevo l’abitato ebbe il nome di Coccorone.
Secondo una tradizione, che nel secolo XVI era definita antica,
il toponimo sarebbe derivato da un presunto fondatore, il
senatore romano Marco Curione. Moderni storici, invece, lo fanno
discendere dal greco oros (= monte).
Cosa vedere a Montefalco:
Il gioiello della “ringhiera dell’Umbria” si trova
senza dubbio all’interno del Museo della Ex Chiesa di San
Francesco. All’interno di queste mura, erette tra il 1335
e il 1338 dai frati Minori, è infatti ancora stupendamente
custodita l’abside centrale affrescata da Benozzo Gozzoli
nel 1452 e narrante la storia della vita di San Francesco.
Commissionato da Jacopo da Montefalco, guardiano del convento di
San Francesco, il ciclo è illustrato in dodici scene disposte
su tre registri. La narrazione procede, come un’ideale
elevazione, dal basso verso l'alto e culmina nella volta con la
gloria di San Francesco. Per quest’opera, Benozzo Gozzoli
inizialmente utilizzò il grande modello giottesco, ma se ne
discostò, perché, su probabile suggerimento dello stesso fra
Jacopo, utilizzò due noti testi francescani: la Leggenda
Maior di Bonaventura da Bagnoregio, divenuta dal 1266 la
biografia ufficiale del santo in sostituzione di tutte quelle
scritte in precedenza e giudicate non abbastanza ortodosse, e la
Leggenda dei tre compagni, che, poiché faceva attenzione
soprattutto alle vicende assisane di Francesco, costituì spesso
un’importante fonte di ispirazione per la rappresentazione
delle scene relative. Il percorso museale all’interno della
chiesa prosegue poi con un dipinto del 1503 di Pietro Vannucci
detto il Perugino, con la cappella di San Girolamo affrescata da
Benozzo Gozzoli nel 1452, la cappella di Sant’Antonio della
metà del XV secolo attribuita ad Andrea di Cagno ed altri
affreschi riconducibili ad autori (Niccolò Alunno,
Mezzastris, Melanzio, Tiberio Diotallevi detto Tiberio d’Assisi)
della scuola umbro-senese del ‘400 e ‘500. Terminata la
visita al museo si risale verso la piazza per ammirare il Palazzo
Comunale (sec. XIII) con il loggiato quattrocentesco e la
torre comunale dalla quale si gode di una vista superba. Le mura
cittadine, stupendamente conservate presentano quattro porte d’ingresso.
Si scende poi lungo Corso Mame li
sul quale si affacciano numerosi palazzi signorili
costruiti nei secoli dal XV al XVII (Palazzo Moriconi Calvi,
Tempestivi, Langeli, Senili, Ciardelli, Santi - Gentili, De
Cuppis). Il tour dentro le mura prosegue poi con la Chiesa di
S. Lucia, sec. XII, che si trova nel nucleo più antico del
borgo medioevale. La Chiesa di S. Bartolomeo, sec. XVIII,
mantiene della prima costruzione (sec. XI) una monofora
lunettata e una bifora sulla parete absidale esterna. La Chiesetta
di S. Maria Maddalena, sec. XIII, rinnovata nel sec. XVIII,
presenta affreschi di pittori locali dei sec. XV e XVI;
l'annesso monastero risale al sec. XV. La Chiesa di S. Chiara,
sec. XVII, contiene la Cappella di S. Croce affrescata
nel 1333 da pittori di scuola umbra; il convento con chiostro
risale al sec. XV. La Chiesa di S. Illuminata, sec. XVI,
ha la facciata in laterizio preceduta da un portico. e un
fastigio lunettato che rammenta l'architettura lombarda;
all'interno ospita tra I'altro cappelline affrescate da
Francesco Melanzio. La Chiesa di S. Leonardo ha una
facciata ornata con due semplici portali rinascimentali;
accoglie una tela del Melanzio (1515), rappresentante la Madonna
in trono col Bambino. Nei dintorni meritano certamente una
visita la Chiesa Convento di S. Fortunato, complesso
edificato sulla tomba del Santo nel IV secolo e ristrutturato
nel secolo XV, fu affrescata dal Gozzoli e da Tiberio d'Assisi;
circondata da un bosco di elci secolari, è meta ideale di
passeggiate. La Chiesetta di S. Maria di Turrita conserva
affreschi dei sec. XIV, XV e XVI. La frazione di Fabbri
è ricca di resti di fortificazioni medioevali e di Maestà
affrescate dal Melanzio.
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